In là con gli anni, insufficienti soprattutto sul territorio, in fuga dal pubblico. È questo il ritratto dei medici italiani che emerge da una Nota realizzata dall’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, in relazione ai diversi disegni di legge sull’accesso ai corsi di laurea in Medicina. Continua a leggere per approfondire!

I medici italiani sono i più anziani d’Europa

I medici italiani sono i più anziani d’Europa: nel 2021 il 55,2% aveva più di 55 anni a fronte del 44,5% in Francia, del 44,1% in Germania, del 32,7% in Spagna. Il fenomeno è stato più volte segnalato anche dai sindacati medici, che hanno previsto che a causa della cosiddetta “gobba pensionistica” circa 40mila professionisti lasceranno la professione solo nel triennio 2023-2025.

La carenza di dottori, soprattutto di medicina generale

L’analisi dell’Istat conferma la carenza di dottori in Italia: il nostro Paese si colloca al quattordicesimo posto tra i Paesi dell’Unione europea per numero di medici ogni 100mila abitanti (410,4). Si tratta comunque di una dotazione di medici più elevata rispetto a quella della Francia (318,3) e del Belgio, anche se inferiore a quella registrata in Austria (540,9), Germania (453), Spagna (448,7).

La carenza di dottori è meno marcata per gli specialisti, ambito in cui l’Italia, con 328,3 medici ogni 100 mila abitanti, si situa davanti ad Austria (300,7), Spagna (277,6) e Francia (180,0).

Più grave, invece, la mancanza di medici di medicina generale: in Italia sono 68,1 ogni 100 mila abitanti, rispetto ai 72,8 della Germania, ai 74,8 dell’Austria, ai 94,4 della Spagna e al 96,6 della Francia.

I medici di famiglia negli ultimi 10 anni si sono ridotti di circa il 20%: erano più di 45mila nel 2012; oggi sono scesi a 40.250. Di conseguenza è aumentato il carico di lavoro per ogni medico. Ciascuno di loro, in media, oggi segue 1.260 pazienti e il 42,1% ha più di 1.500 assistiti, il limite massimo fissato dalla normativa (nel 2012 era il 27,3%).

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Un medico su tre lascia il Servizio sanitario Nazionale

Le cessazioni dal servizio dei medici del SSN “risultano in aumento nel tempo: erano 6.731 nel 2012, 9.232 nel 2019, 10.596 nel 2021. Tra i motivi della cessazione, nel 2021, il 20,9% è dovuto a collocamento a riposo per limiti di età e il 31,5% a dimissioni con diritto alla pensione, il 17,1% al passaggio ad altre amministrazioni pubbliche, vincita di concorsi o risoluzione del rapporto di lavoro, mentre il restante 30,5% ad altre cause, tra cui le dimissioni volontarie (che possono evidenziare la scelta di esercitare la propria professione nel settore privato o all’estero)”.

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