Il piede piatto nei bambini è una condizione molto comune, caratterizzata da un abbassamento della volta plantare, che può andare da una forma lieve fino al completo appiattimento. Spesso si associa anche a una deviazione del calcagno verso l’esterno, definita valgismo del retropiede.
Nella maggior parte dei casi il piede piatto, soprattutto quando è flessibile e non provoca fastidio, fa parte del normale processo di crescita e non richiede trattamenti specifici. In presenza di rigidità o difficoltà nei movimenti è invece importante rivolgersi a uno specialista.
Piede piatto nei bambini: quando è normale?
Nei bambini piccoli il piede è naturalmente piatto. Con la crescita, la volta plantare si sviluppa progressivamente e questo processo si completa generalmente tra i 10 e i 12 anni. Fino agli 8-10 anni, quindi, la presenza di un piede piatto può essere considerata fisiologica.
Si distinguono principalmente due forme: il piede piatto flessibile, più frequente e capace di modificarsi con il movimento, e il piede piatto rigido, nel quale la struttura del piede presenta una mobilità ridotta.
Quali sono le cause del piede piatto?
Nel piede piatto flessibile il mancato o incompleto sviluppo della volta plantare può essere associato ad anomalie congenite delle ossa, a una ridotta forza dei muscoli che sostengono l’arco, a patologie neuromuscolari oppure a una maggiore elasticità dei legamenti, definita lassità legamentosa.
Il piede piatto rigido può invece essere legato a una coalizione tarsale, una malformazione nella quale alcune ossa del piede risultano unite tra loro. Questa condizione limita il movimento e può provocare fastidio, soprattutto durante l’attività fisica.
Come si diagnostica il piede piatto?
Quando si osservano un marcato appiattimento della volta plantare, una posizione anomala del tallone oppure sintomi come fastidio e rigidità, è consigliabile una visita ortopedica pediatrica.
Durante la valutazione, lo specialista osserva il piede in posizione eretta e durante alcuni movimenti, per esempio quando il bambino si solleva sulle punte. Se l’arco plantare ricompare, generalmente si tratta di un piede piatto flessibile.
In caso di rigidità o sospette alterazioni strutturali possono essere prescritti esami come radiografie, risonanza magnetica o TAC.
Piede piatto nei bambini: quando servono i plantari?
Se il piede piatto è flessibile e non provoca disturbi, nella maggior parte dei casi non è necessario intervenire. Quando sono presenti sintomi, lo specialista può valutare l’utilizzo di plantari per il piede piatto, scarpe con un supporto più stabile oppure un percorso di fisioterapia.
In alcune situazioni, per esempio in presenza di retrazione del tendine d’Achille, una soletta più rigida può contribuire a favorire l’allungamento del tendine durante il cammino.
Quando è necessario l’intervento chirurgico?
La chirurgia per il piede piatto è riservata a casi selezionati. Generalmente viene valutata dopo i 10-12 anni, quando il piede ha raggiunto una maggiore maturità, considerando la presenza di dolore, le limitazioni funzionali e l’allineamento delle ossa.
Se il piede non matura spontaneamente entro i 13-14 anni e presenta alterazioni significative, l’intervento può rappresentare un’opzione. Nei casi di piede piatto rigido associato a condizioni come le coalizioni tarsali, invece, può essere necessario intervenire prima.
La scelta deve sempre essere effettuata dallo specialista sulla base delle caratteristiche del singolo bambino, con l’obiettivo di correggere la struttura del piede, ridurre i sintomi e migliorare la funzionalità durante il cammino e le attività quotidiane.
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