Hai mai sentito parlare di fragilità ossea? Si tratta di un’alterazione della quantità e della qualità del tessuto osseo, una condizione che può avere origini genetiche o comparire nel corso della vita a causa di vari fattori. Nel nostro Paese le fratture da fragilità ossea colpiscono 1 donna su tre e 1 uomo su cinque tra gli over 50 e, sebbene siano più frequenti tra le persone anziane, si stima che il 20% delle fratture avvenga in età di prepensionamento, come attestano le recenti Linee Guida “Diagnosi, stratificazione del rischio e continuità assistenziale delle Fratture da Fragilità” dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con Siot e altre Società scientifiche.
In aumentano le fratture da fragilità ossea
Nel 2017, secondo i dati dello studio “Diagnosi, stratificazione del rischio e continuità assistenziale delle Fratture da Fragilità” effettuato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con Siot e altre Società scientifiche, sono state stimate a livello mondiale 2,7 milioni di fratture da fragilità ossea, equivalenti a 7.332 fratture al giorno, 305 all’ora. Nelle donne si è verificato quasi il doppio delle fratture (66%) e, in generale, le fratture del femore prossimale (collo del femore), delle vertebre e del polso/omero prossimale (spalla) hanno rappresentato rispettivamente il 19,6%, 15,5% e 17,9% di tutte le fratture. L’identificazione della fragilità scheletrica è fondamentale per identificare il rischio di frattura del soggetto e applicare interventi terapeutici mirati e prevenire il peggioramento del quadro clinico. Per una valutazione del rischio di fragilità è fondamentale un’accurata anamnesi del paziente utile a identificare ulteriori fattori compromettenti la salute delle ossa: terapie farmacologiche o ulteriori patologie, possono compromettere la resistenza scheletrica peggiorando la fragilità dell’osso con inevitabile aumento del rischio di frattura.
I fattori di rischio
I fattori di rischio dell’osteoporosi non sono solo l’età e il sesso, anche una precedente frattura da fragilità ossea è, per entrambi i sessi, un importante campanello d’allarme per ulteriori fratture. Gli individui che hanno già subito una frattura da fragilità sono maggiormente a rischio di ulteriori fratture sia nello stesso sito sia in un altro sito osseo. Inoltre, il rischio aumenta al crescere del numero e della severità delle precedenti fratture. In generale, le donne dai 50 agli 80 anni, a seguito di una prima frattura da fragilità, hanno un maggior rischio di sviluppare una seconda frattura cinque volte maggiore entro l’anno rispetto a coloro che non hanno avuto una precedente frattura o nei due anni successivi.
Come prevenire la fragilità ossea?
Prevenire la fragilità ossea è possibile modificando i fattori di rischio.
- Alimentazione: la protezione della salute delle ossa inizia sin dall’infanzia con una corretta alimentazione, ricca di calcio e vitamina D. Tra gli alimenti che contengono questi nutrienti ricordiamo: pesce, come il merluzzo, pesce grasso come il salmone selvatico, sardine e tonno, olio di fegato di alcuni pesci (es. merluzzo), tuorlo d’uovo e latticini. Leggi anche La dieta per l’osteoporosi
- Fare regolarmente attività fisica: allenarsi con costanza favorisce non solo il rinforzo delle ossa e dello scheletro, ma è essenziale per tonificare e sviluppare i muscoli e mantenere un peso corretto. In particolare, in tarda età è consigliata un’attività fisica costante – uno sport aerobico leggero e un allenamento propriocettivo – insieme a una corretta alimentazione, in modo da intervenire a beneficio della perdita di forza muscolare, della ridotta coordinazione dei movimenti e dell’inevitabile rischio di caduta.
- Smettere di fumare e limitare gli alcolici. Leggi anche Metodi e consigli per smettere di fumare
- Prestare massima attenzione ad evitare le cadute.